Discorsi

Discorso pronunciato dal Comandante Fidel Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri in occasione dell'incontro con i rappresentanti della delegazione sportiva che parteciparono ai Giochi Panamericani di Winnipeg, 13 agosto 1999,

Data: 

13/08/1999

Cari atleti,

Cari compagni del Comitato Olimpico e dell'INDER,

Cari ospiti,

Questa manifestazione è piccola in volume, cioè, nel numero di persone presenti, ma grande nel suo significato, e non perché avete voluto farmi l'onore di un omaggio in occasione del mio compleanno, ma perché, in primo luogo, mi date l'opportunità di ringraziarvi per questo gesto così amichevole, fraterno e affettuoso.

Come sapete bene, lungo la mia vita rivoluzionaria, costituita da più dei due terzi della mia vita, soprattutto dopo che la vittoria ci ha posto alla testa di un Paese, non ho mai celebrato pubblicamente i miei compleanni.

Questa volta m'informarono che i nostri atleti volevano invitarmi a un semplice atto. Per me era l'occasione per manifestarvi di nuovo l'ammirazione che ho provato per il valore che siete stati capaci di esprimere, coerentemente con la tradizione dello sport rivoluzionario che ha avuto inizio oltre 40 anni fa, e, soprattutto, era l'occasione di parlare su un tema che ritengo molto importante, non dei successi sportivi passati e presenti, ma di quelli futuri.

Del passato recente, di quello che si è appena verificato nelle gare panamericane, hanno parlato a lungo e brillantemente i nostri compagni tramite i canali della nostra TV. Non dirò niente su quanto è accaduto a Winnipeg; preferisco parlare su tre punti ormai annunciati nella tavola rotonda del mercoledì, su due di essi parlerò brevemente e mi dilungherò di più sul terzo.

In quella sede i compagni informarono tre cose: Héctor, il moderatore del programma, ha trasmesso alcune cose che gli avevo detto durante un colloquio nel quale gli ho manifestato quanta pena e dolore mi causava che nei momenti più emozionanti di quelle gare, momenti di grande passione patriottica, di enorme interesse, durante gli incontri, nei tempi tra le partite, ovvero tra due inning, l'attenzione fosse interrotta dalla pubblicità nel più puro stile capitalistico, nel più puro stile delle società di consumo, conseguenza della situazione così difficile in cui ci siamo visti coinvolti durante i peggiori anni del periodo speciale, nel quale se non cercavamo fondi tramite la pubblicità, non era possibile trasmettere le gare sportive al nostro popolo che, come sapete, sono seguite da milioni di persone nel nostro Paese. In queste competizioni, particolarmente importanti, dure e difficili, ci facevano ancora più male le pubblicità, quando precisamente soffrivamo là, a Winnipeg, le più sgradevoli conseguenze del commercio di qualcosa di così puro come lo sport. Gli ho detto che non ci sarebbero stati mai più spot commerciali durante la trasmissione di gare sportive; quei minuti serviranno per spiegazioni, commenti sull'incontro, il comportamento degli atleti, i loro meriti, tutte cose che aiutino ad arricchire ancora di più la cultura sportiva del nostro popolo.

In secondo luogo, il compagno Humberto, presidente dell'Istituto Nazionale di Educazione Fisica e Sport, annunciò che Cuba avrebbe provveduto immediatamente alla costituzione di un laboratorio per appoggiare lo sport e difendere il nostro Paese contro qualsiasi tipo di trappola, sporcizia, viltà che ci avessero fatto in gare sempre più commerciali; ma anche allo scopo di proteggere l'onore dei nostri atleti e della nostra patria, anche nel caso che qualche atleta o allenatore commettesse l'errore di cercare vantaggio con qualche prodotto o sostanza anabolizzante, il che non è in accordo minimamente con la dignità, l'onore e il coraggio dei nostri atleti, con i quali abbiamo vinto molte medaglie.

Un buon laboratorio ci proteggerebbe contro qualunque evenienza di questo tipo, servirebbe di appoggio ai paesi fratelli dei Caraibi, del Centroamerica e del Sudamerica, che non hanno o che non dispongono di laboratorio che consenta d'individuare tali sostanze e che devono servirsi di altri paesi molto sviluppati per pagare carissimo qualunque test. Noi, tranne nei Giochi Panamericani, dove abbiamo affittato alcuni apparecchi a tali fini, non disponiamo di questi laboratori e dobbiamo anche noi inviare i campioni all'estero.

Creeremo questo laboratorio e senza un grande costo, perché la cosa più importante sono i tecnici e i scienziati, di cui ne abbiamo molti e di ottima qualità. L'apparecchiatura del laboratorio sarà molto moderna, ci aiuterà a risparmiare le spese attuali, e il suo valore o costo si potrà recuperare con i servizi che andremo a prestare ad altri Paesi a prezzi minimi, molto inferiori di quelli che fanno pagare i laboratori del mondo sviluppato e ricco.

Loro dispongono di molte risorse finanziarie, ma noi abbiamo un capitale umano straordinario, gli scienziati necessari, serietà e prestigio, che danno fiducia totale al nostro Paese, cose più importanti, anche, del recupero del costo degli apparecchi, che malgrado la qualità degli stessi è abbastanza modesto. Saremo protetti dalle canagliate ed errori, ambedue le cose. Un atleta che sbagli è in parte una macchia per i successi e i meriti di tutti gli altri, e serve come materiale per infami e grossolane calunnie.

Il terzo punto che mi manca, e in questo mi dilungherò di più, è la notizia resa nota lo stesso mercoledì, alla fine della trasmissione, dal compagno Fernández, presidente del Comitato Olimpico, che comunicava che il nostro Paese comincerà una battaglia per essere sede un giorno delle Olimpiadi, e questa battaglia comincia da questo momento in poi, e punta all'anno 2008, giacché quella del 2004 è stata concessa ad Atene, cosa sulla quale non ci lamentiamo minimamente perché fu là che ebbe inizio, più di 20 secoli fa, la storia dei Giochi Olimpici.

Là nacquero le Olimpiadi. Pensiamo che nel centenario della rinascita delle Olimpiadi nel 1896, avrebbero dovuto concedere la sede ad Atene, se nel mondo imperasse un poco di dignità, onore e giustizia; invece, la sede fu concessa ad Atlanta, in un paese ricco, potente, dove le trasmissioni e la pubblicità generano più fondi e più risorse. Quindi, ricevettero la sede per quarta volta in questo secolo e lasciarono da parte Atene, alla quale finalmente hanno reso giustizia.

Abbiamo fiducia che, anche in questo mondo di tante ingiustizie, la morale e la ragione s'impongano alla fine. Per tale motivo applaudiamo la scelta della sede di Atene; saremo presenti a questa gara con i nostri migliori atleti, sempre più preparati, a competere per vincere un posto di onore.

Successivamente ci saranno i Giochi del 2008. Dico che questa battaglia inizia da adesso in poi, bisogna iniziarla!. Iniziò il giorno in cui si fece l'annuncio della nostra legittima aspirazione. Questo non vuol dire che sarà facile che ci si renda giustizia nell’anno 2008, che la morale e la ragione vincano quel giorno; ma se non ci riusciamo, lo faremo nel 2012 e non credo che andremo oltre l'anno 2016 se lottiamo bene e continuiamo a fare sforzi. Si potrebbe quasi affermare che quella data sarebbe il termine massimo per raggiungere la meta.

Volevo spiegarlo perché voi e la nostra popolazione conosciate cosa significa lottare per essere la sede delle Olimpiadi, battaglia che inizia oggi puntando, inizialmente, alla sede dell'anno 2008.

Quali sono gli argomenti secondo i quali abbiamo incominciato a chiedere la sede delle Olimpiadi, anche se non si sono ancora avviate le pratiche formali? Ve lo spiegherò, e non credo che nessuno, dentro o fuori del Paese, nessuno nel mondo, possa obiettare i nostri argomenti e il nostro diritto.

Vi dirò, in primo luogo, che sia nella seconda metà di questo secolo che nella prima o in un’altra epoca della storia, nessun piccolo Paese del Terzo Mondo, sottomesso anche al blocco dalla potenza economica più ricca della Terra, perseguitato, attaccato in svariate forme, ha fatto per lo sport né ha raggiunto i successi che, in un brevissimo tempo, ha fatto e ha raggiunto Cuba.

E’ scomparso il professionismo e lo sport non è stato più un privilegio esclusivo di elite minoritarie per diventare un diritto di tutto il popolo. Tale diritto e quello di gareggiare con dignità e prestigio nello scenario internazionale li abbiamo difesi eroicamente, soprattutto quel giorno in cui il governo degli Stati Uniti ci negò arbitrariamente il visto per partecipare ad una gara centraoamericana e dei Caraibi che aveva la sede in un Paese vicino e fratello colonizzato: Puerto Rico. Quella volta con il nostro coraggio abbiamo consacrato tale diritto, scrivendo, realmente , una pagina di onore e di gloria.

Nel nostro Paese l'educazione fisica e lo sport sono più alla portata delle masse che negli altri paesi del mondo; lo sport ha coinvolto tutti i bambini, di tutte le età, di tutte le scuole del Paese, tutti i giovani, tutti i lavoratori e tutto il popolo. Colui che non lo praticava sistematicamente, poteva ammirarlo pienamente come spettacolo emozionante, attrattivo e sano.

Le poche pagine dei nostri giornali non bastano per parlare, ad esempio, delle centinaia di squadre di baseball che i lavoratori del settore dello zucchero hanno creato e le loro continue partite, in tutte la fabbriche della nostra principale industria agricola, e parlo soltanto di un settore e di uno sport.

Cuba è oggi uno dei pochi paesi nel mondo, tra quelli con un certo sviluppo in questo campo, dove non vi è professionismo né commercio nello sport.

Cuba non ha mai gareggiato con atleti stranieri, ogni volta ha gareggiato servendosi dei propri atleti, senza una sola eccezione, per 40 anni.

Cuba non ha mai portato via un atleta o un talento sportivo; anzi, abbiamo formato qui professori, atleti che hanno poi gareggiato successivamente in nome dei loro Paesi. Ricordo, tra essi, un giovane pugile del Puerto Rico che amava molto Cuba, qui si è laureato in Educazione Fisica e Sport, era un bravo pugile, e alla fine dei suoi studi rientrò nel suo paese di origine per gareggiare con la squadra del suo paese, come era il suo dovere.

Nelle numerosissime competizioni internazionali, delle più svariate discipline, nelle quali Cuba è stata sede, mai un atleta, un membro della delegazione o un giornalista, è stato attaccato fisicamente; anzi, hanno usufruito di tutte le considerazioni e di assoluto rispetto. E non un solo un atleta o membro di qualche delegazione è stato mai attaccato moralmente, mai ha ricevuto un insulto.

Un buon esempio è dato dal fatto che anche se gli Stati Uniti sono il nostro grande avversario, in campo sportivo centinaia di atleti statunitensi hanno partecipato qui ai Panamericani del 1991, e nessuno può parlare di un solo insulto, di una sola offesa nei confronti di un atleta statunitense, malgrado le differenze politiche, ideologiche e gli enormi affronti che abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti. Siamo un popolo di pensiero, un popolo che ragiona, con un'elevata coscienza e cultura rivoluzionarie, non un popolo di ciechi fanatici politici; mai dalla bocca di un cittadino del nostro paese, per orgoglio della nostra patria, è uscita una parola offensiva nei confronti di un atleta o una delegazione visitante.

Mai la nostra stampa ha oltraggiato o calunniato un atleta statunitense o straniero. Spesse volte sono andato a salutare la squadra di pallavolo o di pugilato o di baseball statunitense, che hanno gareggiato nella Città Sportiva ovvero in altre strutture e ho parlato e ho fatto anche i miei auguri agli atleti di maggior spicco di quel paese.

Qualunque atleta può venire nel nostro Paese, qualunque sia la nazionalità, e sentirsi tranquillo, sicuro, senza che niente lo sconvolga, senza che capitino cose così ripugnanti come il fatto verificatosi in quella partita dove si decidevano le glorie di non si sa quanti anni di continui trionfi in uno degli sport che più distingue e appassiona il popolo, perché è non soltanto lo sport nazionale ma serve anche per l’intrattenimento del nostro popolo durante quasi sei mesi all'anno-, parlo del baseball e della partita decisiva tra la squadra di Cuba e quella del Canada negli ultimi Giochi Panamericani di Winnipeg, all'out 25. E sapete che in una partita all'ultimo inning, con risultato 5 a 1, a favore di una squadra con un'altissima morale e il pitcher dominando, nel suo momento più alto, nel suo miglior momento psicologico, quando cade l'out 25 non vi è alcuna speranza per l'avversario, subito arriva il 26 e il 27, e dopo l'annuncio: "Finita la partita!", che i nostri commentatori sportivi annunciano, anche alcuni secondi prima che la palla di rolling facile o fly alto arrivi nelle mani dello shortstop, la seconda base o il fielder: "Fly alto; lo sta aspettando, sta finendo la partita!". Tale è la sua fiducia. E non ricordo nessun fly che sia caduto a terra nell'out 27. Cosa è successo? Una svergognata, programmata, cosciente e tollerata provocazione, in quel preciso istante, che veramente colpì il pitcher, il catcher e altri atleti di fondamentale importanza.

Per la TV non potevamo vedere quello che capitava perché la TV che era del Paese sede non ha trasmesso una sola immagine di quello che succedeva. I nostri canali potevano diffondere solo quella trasmissione, anche se i nostri reporter facevano la ripresa con le loro cineprese. Quello non è stato trasmesso, non sapevamo in che momento entrò il provocatore, né fino a dove arrivò, né che cosa successe, solo che si ferma il gioco e i nostri commentatori che erano là parlavano, ma non vedevamo niente. Solo dopo, a Cuba, grazie alle nostre cineprese che hanno ripreso le immagini di quello che è successo, il popolo ha potuto conoscere il fatto. Questo sconvolse tutta la squadra, distraendola dal gioco, facendole perdere la concentrazione: il catcher, che ha un ruolo molto importante, è dovuto andare in difesa dell'onore del suo Paese e della sua bandiera, in risposta alla grossolana provocazione, e così quello di seconda, l'altro e tutti gli altri. Il pitcher che andava a lanciare l'out 26 e 27 ha dovuto aspettare altri venti minuti, chi sa quanto durò quello. Gli arbitri furono sul punto di sospendere la nostra squadra strappandoci la vittoria, sotto la forte pressione del manager della squadra del Canada, mentre il pubblico, composto nella stragrande maggioranza da canadesi degni, rifiutava la vile provocazione e ci dava ragione.

Fu così che entrò nel campo da gioco un tizio in quella partita decisiva. Se perdevamo eravamo eliminati dal primo posto e perdevamo anche la possibilità di partecipare a Sidney; era peggio perdere il penultimo gioco che l'ultimo; in questo caso, non perdevamo il biglietto in questo sport per le Olimpiadi, anche se non ci saremo mai consolati se avessimo perso l'ultima partita (Applausi)

E' stato necessario sostituire il pither che fino a quel momento aveva lavorato ottimamente. Alla fine, tutto ha significato una maggiore gloria, perché malgrado questo arrivò l'out 26 e il 27, potevamo anche regalare un paio di outs addizionali, sommare 29 e non sarebbero arrivati alla seconda base, ancora meno a home. Lo sappiamo, lo sappiamo molto bene.

Questo non deve capitare mai nel nostro Paese. Non vi è un solo fatto simile in 40 anni della storia del nostro sport. Il rispetto nei confronti dell'atleta, la massima considerazione all'atleta, alla sua integrità fisica e morale, che fa parte essenziale delle nostre migliori tradizioni sportive, parla in favore del nostro popolo, capace di lottare coraggiosamente contro qualunque ingiustizia o aggressione nei confronti dei nostri diritti sportivi, e capace di rendere tributo al merito di un atleta avversario e applaudirlo; capace di rispettare al massimo un atleta che venga nel nostro Paese.

Cuba ha sviluppato una vera e sana cultura sportiva, non è facile che un altro popolo abbia raggiunto tale livello, soprattutto quando si commercia e si fa prostituzione con lo sport, senza tenere minimamente conto del suo ruolo come strumento per la salute e il benessere del popolo.

Come sapete, il nostro popolo nel settore sportivo sa tutto, e i dibattiti sportivi così lo dimostrano perché in ognuno di essi si fa polemica fra gli esperti in baseball, pugilato, pallavolo e qualunque altro sport. E' una realtà che noi tutti conosciamo, frutto di una grande cultura e passione sportiva. I dilettanti conoscono le regole meglio di noi.

I nostri atleti, per 40 anni, hanno scritto una bella pagina di disinteresse per i vantaggi materiali, hanno vissuto modestamente, umilmente, apprezzando al di sopra di tutto l'affetto e l'ammirazione del loro popolo. Per i loro meriti, per i loro valori, per i servizi che prestano al nostro Paese, per il piacere che gli offrono, per le glorie che gli apportano abbiamo ormai incominciato ad applicare una politica di maggiore attenzione allo sport e soprattutto agli atleti.

Un giorno ho chiesto quanto si raccoglieva negli stadi di baseball. Veramente, sapete molto bene che il prezzo che si paga è puramente formale; un peso -Héctor, tu devi sapere-, se si cambia in una delle nostre case di cambio è pari a cinque centesimi di dollaro. Ho chiesto quanti pesos raccoglievamo, e capì che veramente la raccolta era netta, con il prezzo che si paga -pensavo che si poteva anche aumentare un poco il prezzo; ma aumentandolo un poco, fino a 20 centesimi o 50 centesimi in più, cioè, 7,5 centesimi di dollari, secondo il cambio - non migliorava, nella misura che si meritano, la vita dei nostri atleti in questo sport, che partecipano sistematicamente ai giochi nazionali.

E, ovviamente, non facciamo distinzione, se miglioriamo la vita degli atleti in una disciplina sportiva, dobbiamo farlo nelle altre, perché è questo il senso della giustizia che deve esistere nel nostro Paese. A tutti, quelli che corrono, saltano, che praticano arco e freccia, quelli che partecipano individualmente o collettivamente in qualunque sport, al di là della popolarità dello stesso, perché tutti sono atleti che si sacrificano, che si allenano rigorosamente, che danno il massimo per il loro Paese. Sarà sempre uguale per tutti nella misura che il Paese possa migliorare le condizioni di vita materiale degli atleti che lo rappresentano, senza distinguere uno sport dall'altro. Ma siamo sempre più consapevoli che la nazione deve fare di più nei confronti dei suo atleti e stiamo già applicando questa politica.

Ho menzionato alcuni motivi, ma mancano altri forse più incisivi.

Il nostro Paese ha laureato per 40 anni oltre 50 mila tecnici e professori di educazione fisica e sport, e dispone oggi, di 32 514 tecnici e specialisti che lavorano attivamente in questo campo; nessun paese possiede un numero così elevato, neanche un numero che si possa avvicinare a quello che possiede Cuba paragonato con la popolazione totale: 2 932 tecnici e specialisti per ogni milione di abitanti. Siamo ampiamente il Paese con più tecnici, istruttori, professori altri specialisti in educazione fisica e sport pro capite nel mondo: 1 per ogni 341 abitanti. Sarebbe utile che qualcuno facesse uno studio per sapere chi occupa il secondo posto in questa gara olimpica, e vedere esattamente quanti ne ha. Non credo che gli Stati Uniti si avvicinino alla cifra di 800 630 specialisti in questo campo, che sarebbero necessari per paragonarsi a Cuba.

Nei Paesi molto ricchi vi saranno istruttori privati che allenano i ricchi; i poveri, ovviamente, mai. Qui, la stragrande maggioranza dei 32 514 tecnici e specialisti sono giovani laureati all'Istituto Superiore di Cultura Fisica, che si trovano in tutti i posti del Paese, al servizio di tutti i cittadini dal loro ingresso alla scuola elementare.

Cuba -come sapete- dispone di un sistema eccezionale di giochi scolastici che culmina con una grossa gara nazionale, che costituisce una fonte inesauribile di atleti di alta qualità. Non so se un altro Paese applica un sistema integrale simile. Abbiamo scuole di avviamento allo sport in tutte le province, dove l'educazione generale di base si abbina alla pratica intensiva dello sport, nelle più svariate discipline, e centri d'insegnamento di livello medio e superiore con giovani atleti di alto rendimento che completano la generalizzazione dell'educazione fisica e lo sport fra bambini e giovani e tutti contribuiscono alla costituzione di squadre giovanili e nazionali, i cui livelli di qualità si misurano nelle gare internazionali. Vi sono attività in questo campo che per la loro bellezza costituiscono nello stesso tempo sport e arte di alta qualità.

Il sistema di formazione di atleti nel nostro Paese è gratis e di massa perché né l'educazione di base generale è a pagamento, né l'educazione fisica e l'apprendistato sportivo sono a pagamento, il che porta grossi vantaggi nel carattere dei nostri bambini e giovani. Lo sport richiede disciplina, e abitua alla disciplina il bambino e il giovani insegnandoli ad essere resistenti, stabili, tenaci e coraggiosi; influisce sul loro carattere, aiuta la loro salute e sviluppo fisico e mentale.

Nel nostro Paese qualunque atleta di spicco può avere, in certe discipline, un solo istruttore. Immaginatevi negli Stati Uniti ovvero in un altro paese sviluppato, quanto costerebbe un istruttore dedicato ad allenare un atleta di spicco; quanto costerebbe questo atleta, o alla sua famiglia, o a qualunque giovane che volesse giocare bene a tennis, praticare la ginnastica, salto in alto o in lungo, scherma, pesistica oppure un altro sport del genere, di tipo individuale che richiede istruzione specializzata e continua. Il suo costo sicuramente non sarebbe mai inferiore ai 50 mila dollari all'anno.

Se si misura in dollari ciò che costa in quei paesi il lavoro dei nostri 32 514 tecnici e istruttori di educazione fisica e sport, sarebbe necessario cercare il computer per calcolare veramente quanto costa tale servizio in un paese ricco. Un motivo morale in più a favore del nostro Paese nel giudicare quanto ha fatto Cuba contando solo sulla volontà, l'impegno e il talento dei propri figli.

Inoltre abbiamo a disposizione istruttori non solo per i nostri atleti ma anche per quelli di altri paesi. Sulla base dei calcoli -in questo caso non ho potuto contare su tutti i dati precisi e necessari-, basandomi soltanto da calcoli generali e valutando il numero di istruttori cubani che cooperano con altri paesi, possiamo affermare che nessun paese supera Cuba nella cooperazione con lo sviluppo sportivo del Terzo Mondo. Ad esempio, in questo anno, solo nel primo semestre, centinaia di tecnici del nostro paese hanno cooperato nella preparazione di molti atleti per i Giochi Panamericani di Winnipeg, dove noi stessi andavamo a partecipare. Durante il suddetto semestre, un totale di 733 specialisti cubani prestarono i loro servizi in 42 paesi dei Caraibi, dell'America Centrale, del Sudamerica e di altri continenti; 39 dei 42 sono paesi del Terzo Mondo, e solo tre paesi sviluppati avevano un numero di tecnici cubani. Oltre 600 di questi specialisti lo hanno fatto nell'area del nostro emisfero, con atleti che hanno partecipato assieme a noi a Winnipeg.

Inoltre avete visto -e Sagarra lo sa molto bene-, come uno dei nostri migliori istruttori, Sarbelio, realizzando là il suo dovere, con onestà e senso dell'onore, strappò con mezzi leali due medaglie di oro nel pugilato.

Questi due atleti argentini, bisogna dire che sono bravi atleti, nella semifinale eliminarono due dei nostri vincendoli alla finale. Il loro istruttore è uno tra i più bravi ed esperti tecnici cubani, così devono agire i nostri specialisti che cooperano con altri Paesi.

Negli ultimi Giochi Centroamericani e dei Caraibi che si celebrarono l'anno scorso nel Venezuela, match dove Cuba domina ampiamente, atleti allenati da istruttori cubani ottennero 26 medaglie di oro. Nei giochi Panamericani di Winnipeg, 45 specialisti cubani parteciparono con atleti di altri paesi che hanno vinto 26 medaglie di cui 8 di oro, e numerosi posti rilevanti in queste dure gare nelle quali gli Stati Uniti, Cuba e Canada parteciparono con potenti squadre. Quando vincono di fronte a noi, in qualunque sport, atleti latinoamericani, centroamericani, dei Caraibi o del Terzo Mondo, noi dobbiamo essere soddisfatti perché è una prova della dignità, l'onore, la serietà e l'onestà dei nostri specialisti sportivi. Possiamo chiederci quanti specialisti hanno inviato due nazioni immensamente sviluppate e ricche come gli Stati Uniti e il Canada in quei Paesi per preparare atleti che gareggiassero con i loro atleti, e quanto sarebbe costato ai suddetti paesi tale cooperazione.

Sono molte le cose che fanno onore al nostro Paese nel campo dello sport. Ho chiesto a Erick alcuni minuti fa quando aveva cominciato la ginnastica e mi dice: "Quando ero alla scuola, a sei anni". Solo un giovane che a sei anni comincia a praticare uno sport può vincere cinque medaglie di oro come ha fatto lui, anche se non pensava neanche di partecipare perché aveva avuto di nuovo una linfangite che sembrava guarita, quando era in viaggio per la gara. Chiedendogli come ha fatto mi disse che il trattamento con antibiotici l’aveva migliorato. Fino all'ultimo minuto si pensava che non avrebbe gareggiato, che sarebbe stato là solo per incoraggiare i colleghi.

Guardate l'onestà di questo atleta, siccome avevo sentito -non ho visto questa competizione- che avevano favorito l'atleta georgiano che rappresentava il Canada e alcuni pensavano che l'avevano favorito, ho chiesto a Erick: "Erick, come è andata questa competizione?. E' stata pulita?". Dice: "Sì, è stata pulita". Lui vince alle sbarre ed è stato superiore, forse non con tanti punti come gli hanno dato, ma vince correttamente questa medaglia. E' un vero esempio di atleta onesto. Io non ho avuto più dubbi e sono stato contento. Mi sarebbe piaciuto che avesse vinto le sei medaglie di oro, ed è stato quello che con cinque di oro ed una di argento vince più medaglie di oro in queste gare.

Quest’anno forse Cuba arriverà alla cifra di più di mille specialisti sportivi cooperanti all'estero, l'ha già raggiunta nel 1998; molti paesi si stanno preparando per le Olimpiadi.

Gli esempi che ho menzionato sul lavoro dei nostri istruttori sportivi gli danno un grande prestigio. Aggiungo che in solo sette anni, tra il 1992 e il 1999, più di mille tecnici e specialisti cubani hanno prestato servizi e hanno aiutato lo sviluppo dello sport in decine e decine dei cosiddetti paesi emergenti. Non so se qualche altro paese può dire lo stesso. I nostri tecnici hanno contribuito allo sviluppo dello sport a livello mondiale, proprio là, dove i popoli non possiedono le risorse economiche, e tranne casi molto eccezionali, cooperando soprattutto con paesi del Terzo Mondo.

E quali sono stati i risultati sportivi nel nostro Paese per lo sforzo realizzato in questi anni? In questo foglio, è solo uno, ho i dati sui Giochi Olimpici, il tema centrale sul quale sto argomentando, e l'oggetto della nostra richiesta.

Guardate:

In questo secolo che finisce l'anno prossimo - dal 1900 fino al 2000-, si sono sospese solo tre Olimpiadi; una all’inizio della Prima Guerra Mondiale, cioè, quella del 1916, e due durante la Seconda Guerra Mondiale, cioè quella del 1940 e del 1944; in ambedue i casi furono riprese due o tre anni dopo la fine della guerra. Compresa la prossima, a Sidney, saranno 23 sedi di Olimpiade concesse in 100 anni. Alla Francia la concessero due volte: nel 1900 e nel 1924; agli Stati Uniti quattro volte: 1904, 1932, 1984 e 1996; all'Inghilterra due volte: 1908 e 1948; alla Svezia nel 1912; al Belgio nel 1920; all'Olanda nel 1928; alla Germania due volte: 1936 e 1972; alla Finlandia nel 1952; all'Australia due volte: 1956 e 2000; all'Italia nel 1960; al Giappone nel 1964; al Messico nel 1968; al Canada nel 1976; all'Unione Sovietica nel 1980; alla Corea del Sud nel 1988; alla Spagna nel 1992.

Come si può constatare, nella seconda metà del secolo, mano a mano che si fa commercio con lo sport e si abbandona lo sport amatoriale, in un periodo di solo 12 anni, fra il 1984 e i 1996, concessero due volte quasi consecutive i Giochi Olimpici agli Stati Uniti.

Sapete come sono tali gare. Se si celebrano a Tokio bisogna concordare i programmi di giochi con l'orario degli Stati Uniti per garantire maggiori entrate per la pubblicità commerciale. Nelle gare più attrattive, l'orario che prevale è il più conveniente per il pubblico statunitense, al di là della sede. Noi, ovviamente, non avremo questo problema, perché abbiamo, più o meno, lo stesso orario.

Cifra totale: 23 Olimpiadi in questo secolo, compresa quella del 1900. Bene, 13 di esse hanno avuto sede in Europa -cioè, il 56,5% delle Olimpiadi-; 5 negli Stati Uniti e nel Canada, il 21,7%; 4 nei paesi più sviluppati e ricchi dell’Asia; 2 -compresa quella del prossimo anno- in Autralia; 1 in Giappone e 1 in Corea del Sud, il 17,3%; e 1 delle 23 in un paese del Latinoamerica, uno dei più ricchi e sviluppati economicamente ed industrialmente in questa area: le Olimpiadi del 1968, nel Messico che significò il 4,3% delle sedi concesse, cosa che ci piacque molto non solo per la sua condizione iberoamericana ma per la tradizionale politica di amicizia di questo Paese nei confronti di Cuba, davanti ad un'ostilità generalizzata contro il nostro Paese che gli Stati Uniti riuscirono a generare dalla frontiera sud del Messico fino alla Patagonia.

Nel suo insieme, l'Europa, gli Stati Uniti e il Canada sono stati sede del 78,2% delle Olimpiadi di questo secolo; se si aggiungono quelle dei più ricchi dell'Asia fanno 95, il 6% delle sedi concesse. Il resto è per il paese latinoamericano sopra citato. Guardate quanta "giustizia" c’è stata in questo mondo.

L'altro lato della moneta: i Caraibi, il Centroamerica e il Sudamerica con 403,7 milioni di abitanti -secondo i dati ufficiali del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, dicembre 1998-, non sono mai stati sede delle Olimpiadi. La Cina, con 1 255 milioni di abitanti, non è stata mai sede delle Olimpiadi. Un insieme di paesi dell'Asia che furono colonie e oggi desiderano e lottano per lo sviluppo economico e sociale, i cui abitanti sommano a 3 miliardi e 398 milioni, non sono mai stati sede delle Olimpiadi.

I Sedici paesi più ricchi del mondo, tranne il Messico, che anche se occupa il 15 posto dell'economia mondiale ha entrate pro capite più ridotte per la numerosa popolazione, con 1 miliardo e 073,7 milioni di abitanti, sono state le sedi del cento per cento dei 23 Giochi Olimpici di questo secolo; tutto il Terzo Mondo, con 4 miliardi e 718 milioni di abitanti, quattro volte di più di quei 16, è stato sede dello zero per cento di tali giochi. A nessuno di quei paesi è stato conferito questo diritto.

Approfondendo di più riguardo il tema e vedendolo da un altro punto di vista, solo i paesi definiti come sviluppati e ricchi, tutti, tranne l'Unione Sovietica, che non vi appartenne, ma nel 1980 quando Mosca fu sede delle Olimpiadi era una potenza sviluppata e immensamente ricca, sono membri dell'OCDE, istituzione che raggruppa i paesi di maggior ricchezza e sviluppo nel mondo, e sono stati questi i privilegiati in forma esclusiva lungo il secolo per l’assegnazione delle sedi dei Giochi Olimpici.

Cinque paesi tra i più ricchi dell'OCDE: Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Australia, con una popolazione di 491,5 milioni di abitanti, pari all’8,3% della popolazione mondiale, sono stati sede di 12 Giochi Olimpici, il 52,2% dei 23 giochi effettuatisi.

Tra i Paesi ricchi dell'OCDE, il Gruppo dei 7, i più ricchi di tutti, che complessivamente arrivano quasi al 70% del prodotto lordo mondiale, sono stati in particolare modo privilegiati in materia di concessione di sedi olimpiche. In ordine progressivo, ricordiamo che all'Italia si concesse una volta: al Giappone una volta; al Canada una volta; alla Francia due volte; all'Inghilterra due volte; alla Germania due volte; agli Stati Uniti quattro volte, in modo tale che questo gruppo di sette, i più ricchi dell'Europa, l'America del Nord e l'Asia, ottennero la sede dei giochi 13 volte.

Chi decide la concessione della sede per le Olimpiadi? Il comitato Olimpico Internazionale (COI). Tutti i Paesi sono membri del COI?. No! Nessun paese è membro del COI.

Il COI nomina davanti ai comitati olimpici nazionali, secondo i loro criteri e volontà assoluta, un numero di persone che lo rappresentano, che attualmente arrivano a 104. Queste sono quelle che hanno voce e voto presso il COI dal momento in cui sono nominate e passano a fare parte di questo comitato. Non rappresentano i comitati olimpici nazionali, né rappresentano il paese presso il COI, rappresentano il COI nel paese e davanti al Comitato Olimpico Nazionale. Non in tutti i Paesi vi sono rappresentanti del COI, anzi, la maggior parte dei paesi non hanno rappresentanti del COI. Vi sono, d'altra parte, non pochi casi di paesi che hanno due e più rappresentanti del COI. Ovviamente sono i paesi che hanno maggiore influenza sulle decisioni di quest'istituzione. Ad esempio, quelli che sono stati sedi di Olimpiadi hanno almeno due e a volte tre rappresentanti presso il COI, che in quanto membri, partecipano alle decisioni fondamentali.

Abbiamo ormai parlato dei privilegi eccezionali di cui godono i paesi più sviluppati e ricchi nel Movimento Olimpico Internazionale. La stragrande maggioranza del resto dei paesi non ha un rappresentante presso il COI, né ha la possibilità di fare arrivare i propri criteri e punti di vista, ovvero esprimere i propri interessi al Comitato Olimpico Internazionale tramite questo rappresentante del COI, che di solito è un cittadino di spicco associato o appassionato di sport nel paese di cui è rappresentante.

Nello stesso tempo, i paesi con maggior peso all'interno del COI coordinano posizioni ed elaborano politiche comuni.

Il contesto attuale è questo: vi sono 200 comitati olimpici nazionali e solo 79 hanno rappresentanti che sono membri del COI; di cui 21 sono presenti due o tre volte in questo comitato, cioè, hanno più voti. Gli altri 58 hanno un rappresentante che praticamente rappresenta il COI nel paese e il paese nel COI. Centoventuno paesi non hanno rappresentanti presso il COI. Nel nostro emisfero, di 42 paesi con comitati olimpici nazionali, 22 non hanno rappresentanti del Comitato Olimpico Internazionale. Ovviamente gli Stati Uniti ne hanno 3 -includendo il Puerto Rico, territorio occupato e loro colonia, che ha un rappresentante al COI- e Canada ne ha 2.

In Africa, di 53 paesi, 40 non hanno rappresentanti presso il Comitato Olimpico Internazionale.

In Asia e in Oceania, con 57 paesi, 36 non hanno una rappresentanza presso il Comitato Olimpico Internazionale.

In Europa, ovviamente, con 48 paesi, ci sono 47 rappresentanti presso il COI, soprattutto perché molti paesi europei hanno due o più rappresentanti del Comitato Olimpico Internazionale, ottenendo così il 45.2% dei 104 membri che hanno diritto al voto all'interno del COI.

Tre piccoli stati europei: Lussemburgo, con 417 mila abitanti e 2.586 km2, Monaco con 32 mila abitanti e 1.81 km2, Liechtenstein con 31 300 abitanti e 157 km2, hanno, ognuno di loro, un rappresentante al COI senza che nessuno abbia mai sentito una sola parola sulla partecipazione di loro atleti ai Giochi Olimpici. Tuttavia, non avrei alcuna obiezione e mi sembrerebbe giusto se tale partecipazione si concedesse a tutti gli Stati indipendenti, grandi o piccoli, così come avviene nelle Nazioni Unite.

Intanto in Africa, Etiopia, con bravi atleti nelle gare di fondo, Tanzania e Madagascar, che tra i tre sommano a 110 600 000 abitanti e 2 630 000 km2, pari 230 volte la somma della popolazione dei piccoli Stati europei menzionati e con una superficie 958 volte più grande, tuttavia non contano su un solo rappresentante del COI che parli a loro nome all'interno del Comitato Olimpico.

Nel Sudamerica, la Bolivia, l'Ecuador e il Paraguay, con 25 400 000 abitanti e una superficie di 1 788 894 km2, non hanno un solo rappresentante del COI in nessuno dei tre paesi.

In Asia, l'Iran, il Bangladesh e il Vietnam, con 275 milioni di abitanti ed una superficie di 2 124 998 km2, non hanno rappresentanti nel Comitato Olimpico Internazionale.

Nell'Unione europea, la Danimarca, la Finlandia, l'Irlanda, il Portogallo e il Lussemburgo hanno un rappresentante nel COI; il Regno Unito, la Svezia, la Spagna, la Grecia, la Germania, l'Austria, il Belgio e la Francia ne hanno due; i Paesi Bassi ne hanno 3 e l'Italia 4, i 15 paesi membri dell'Unione europea hanno rappresentanza al COI, e tutti insieme sommano a 28 rappresentanti e sono state sedi di 13 Giochi Olimpici.

Se l'Europa, nel suo insieme, con 48 paesi, ha più di 47 rappresentanti del COI, la regione caraibica, centroamericana e sudamericana, con 39 paesi, ne ha 13; l'Africa, con 53 paesi ne conta 13; l'Asia e l'Oceania con 57 paesi ne dispongono di 24. I paesi dell'OCDE, più la Russia che sommano a 30, dispongono di 64 voti presso il COI, mentre 149 paesi del Terzo Mondo contano solo su 40. L'insieme dei paesi della Comunità europea e il resto dell'Europa contano su una forza schiacciante all'interno del COI. E' difficile che senza di loro si possa prendere una decisione, non solo per il numero di voti in questo comitato ma anche per l’enorme peso politico ed economico. A questo si aggiunge l'influenza sul Comitato Olimpico Internazionale degli Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia. Su che cosa conta il resto del mondo?

Così è la ripartizione nel mondo non solo delle ricchezze ma anche dello sport, simbolo di pace e di amicizia tra i popoli, che non essendo una delle risorse naturali o una ricchezza materiale, ma un bene umano, culturale e sociale, non sarebbe difficile mettere alla portata di tutte le nazioni.

Siccome non esiste il più elementare senso di parità e di giustizia si spiega quanto accaduto nelle Olimpiadi di questo secolo. E' una pesante eredità storica.

I rapporti di Cuba con il Comitato Olimpico Internazionale sono normali. Qui vi è un rappresentante del suddetto comitato. Ho visitato la sede centrale di questa istituzione a Lausana e un ottimo museo sulla storia delle Olimpiadi. Sono stato accolto gentilmente dal suo Presidente. Lo appoggiamo senza esitazione dall'inizio di questo anno davanti a quello che, a nostro giudizio, è stata una aperta e sporca cospirazione promossa dal Senato degli Stati Uniti contro di lui. Lo hanno citato per essere sottomesso ad un’indagine in un'udienza convocata dal Comitato di Commercio e di Trasporto del Senato statunitense, senza alcun diritto di farlo, cosa alla quale egli si rifiutò con giusta indignazione. Dietro tutto questo, sotto il pretesto dello scandalo di corruzione per la concessione dei Giochi Invernali dell'anno 2002 a Salt Lake City, negli Stati Uniti, vi era il proposito di avere il controllo del Comitato Olimpico Internazionale, trasferire la sede da Lausana negli Stati Uniti e impadronirsi del favoloso affare del commercio delle Olimpiadi.

Quando e come cambierà la situazione attuale, è di difficile previsione. Quanto

potrebbe fare il movimento olimpico per l'umanità se le sue straordinarie possibilità, priorità e privilegi, oggi a beneficio di pochi, fossero invece alla portata di tutti!

Qual è stato il ruolo di Cuba nei Giochi Olimpici? Cosa ha fatto? Qual è stato il frutto del nostro sforzo in favore di uno sport sano e pulito? Dal 1972, data in cui abbiamo ottenuto il posto 14° fra 122 paesi, nelle altre Olimpiadi nelle quali abbiamo partecipato, a Montreal, Canada, nel 1976 -Juantorena ricorda molto bene questo e anche noi-, con la partecipazione di 88 paesi, ci siamo classificati all'ottavo posto; nel 1980, a Mosca, con la partecipazione di 81 paesi, abbiamo occupato il quarto posto; nel 1992, in Spagna, con la partecipazione di 169 paesi, abbiamo occupato il quinto posto, e ad Atlanta, nel 1996, con la partecipazione di 197 paesi, abbiamo occupato l'ottavo posto. Qualcuno potrebbe negare questi dati?

Bisogna aggiungere un’altra cosa. In tutte le ultime Olimpiadi menzionate con l'ottavo, il quarto, il quinto e di nuovo l'ottavo posto raggiunto, Cuba è stato il Paese che ha vinto più medaglie di oro pro capite fra tutti i paesi partecipanti.

In questi Giochi Panamericani, dove abbiamo gareggiato con grandi potenze sportive, gli Stati Uniti, superricco, superpotente, con atleti che viaggiavano con aria condizionata, che non si alloggiavano nelle baracche della base aerea ma in lussuosi alberghi con molta aria condizionata e che portavano i generi alimentari, l'acqua, le bibite, hanno vinto il primo posto con 108 titoli conferitigli dalle 108 medaglie di oro, con una popolazione di 275 milioni di abitanti; ha ottenuto lo 0,39 medaglie per ogni milione di abitanti.

Il Canada, con 64 titoli conferiti dallo stesso numero di medaglie di oro, e 3,2 milioni di abitanti, ha ottenuto il 2,11 medaglie di oro per ogni milione di abitanti.

Cuba, con 69 titoli di oro riconosciuti, pari a 69 medaglie di oro che nella tradizione olimpica determina sempre il posto che spetta ad ogni paese partecipante, e una popolazione di 11.1 milioni di abitanti, ha ottenuto 6,22 medaglie di oro per ogni milione di abitante. Francamente, mancano soltanto centesimi di punti per affermare che è il triplo delle medaglie di oro pro capite che ha ottenuto il nostro potente avversario canadese, che è arrivato al terzo posto. E nei confronti degli Stati Uniti, 12,5 volte più per ogni milione di abitanti. Il cento per cento degli atleti che parteciparono nella squadra di Cuba sono cubani, nati e formati a Cuba. Nelle squadre degli Stati Uniti e del Canada, parteciparono 54 atleti stranieri, alcuni di essi parlavano un’altra lingua. Sarebbe interessante vedere quanti titoli e le relative medaglie che hanno ottenuto.

Un’altra cosa: Cuba è stato il primo ed unico paese dell'America latina e dei Caraibi a vincere il primo posto al di sopra degli Stati Uniti in una gara regionale nei Giochi Panamericani tenutisi nel nostro paese nel 1991.

La popolazione non ha dovuto pagare nulla per partecipare agli incontri sportivi. Quei Giochi Panamericani tenutisi nel nostro paesi furono un esempio di organizzazione, ospitalità, agevolazioni sportive in ottime strutture, assistenza e rispetto nei confronti di tutti gli atleti partecipanti.

Per tale motivo il nostro Paese sollecita e domanda il diritto di essere sede delle Olimpiadi perché la nostra storia cristallina, i nostri straordinari successi nello sviluppo dello sport a Cuba e quelli raggiunti negli incontri internazionali, sia regionali che olimpionici, la nostra cooperazione nello sviluppo dello sport nel Terzo Mondo, fanno meritare questo diritto a Cuba e al suo popolo.

Non lo reclamiamo solo per Cuba ma per tutte le isole dei Caraibi. Sede di queste Olimpiadi sarebbero i Caraibi piuttosto che Cuba. E sono certo che se lavoriamo tenacemente e in cooperazione con le altre isole del nostro Mar Caraibico, Cuba e le isole dei Caraibi potrebbero occupare il secondo posto in queste Olimpiadi, senza contare le molte medaglie che vincerebbe il Centroamerica e il resto dell'America Latina, dove non si sono mai tenuti Giochi Olimpici.

Lo chiediamo pensando ai popoli del Terzo Mondo, ai quali non gli è stato mai concessa la sede delle Olimpiadi. Reclamiamo questo diritto per 4 718 000 abitanti che sono stati ignorati, colonizzati prima e neocolonizzati dopo.

Quale sarebbe la speranza sportiva con la professionalizzazione, quando si paga qualsiasi somma di denaro per un atleta, quando i loro atleti sono strappati con denaro e promesse, quando s'importano giovani di questo mondo per nazionalizzarli nei paesi sviluppati e ricchi, con i quali possono vincere medaglie di oro nelle gare, o affittano per alcuni mesi atleti stranieri per avere più medaglie?

La concessione della sede per le Olimpiadi in un paese determinato deve allontanarsi dal metodo che si è stabilito progressivamente di determinare all'asta la sede, dove il paese che ha più soldi e offre più servizi ha la possibilità di ottenere la sede. Fa parte dell'asta gareggiare in offerte. I paesi più ricchi gareggiano ferocemente: "Diamo questo e quello, faremo questo e l'altro", e molte di queste promesse non si compiono.

E' così, non si tengono in conto i meriti, fattori storici; non si tiene conto minimamente di un elementare senso della parità e della giustizia; uno ha il diritto di chiedere: Con questo sistema di asta, quando un paese del Terzo Mondo sarà sede dei Giochi Olimpici? Quando un paese dove vivono 4 718 milioni di abitanti, che non sono industrializzati e ricchi, né appartengono all'OCDE o al Gruppo dei 7 avrà la possibilità di essere sede delle Olimpiadi?

Noi, dalla nostra parte, ci arrischiamo a dire qui che possiamo essere sede ed organizzare in modo esemplare le Olimpiadi. Non sulla base di promesse finanziarie; con il notevole numero di tecnici e di specialisti di elevata qualità che Cuba dispone -che se fosse sede dei giochi olimpici nel 2008 o 2012 conterebbe forse con oltre 40 mila lavoratori attivi-, potrebbe realizzare un enorme contributo allo sviluppo dello sport nel Terzo Mondo, che per il fatto che si tratta di capitale morale, di capitale umano, non potrebbe offrire nessun paese ricco e sviluppato del mondo; che non potrebbero offrire forse neanche tutti quei paesi insieme. Questo Cuba può offrirlo facilmente.

Quanti alberghi avrà il nostro paese nel 2008? Ormai abbiamo una capacità importante; negli ultimi anni abbiamo moltiplicato la capacità di cui disponevano appena dieci anni fa, in otto o nove anni raddoppieremo le capacità attuali con alberghi sempre più confortevoli e moderni, e nel 2012 sicuramente saranno il triplo, al di là dello sviluppo economico che ci auguriamo di raggiungere in altri settori nei prossimi anni.

Un’esperienza nello sviluppo dello sport maggiore di quella di Cuba non è facile trovarla. Degli esempi di un paese che a partire dalle risorse scarse e sottomesso anche a un embargo economico e continuamente perseguitato sia stato in grado di spingere questa attività al livello che tutti riconoscono nel mondo non sono facili da trovare, e i meriti di Cuba in questo eroico sforzo non sono facili di superare.

Nelle ultime Olimpiadi di Atlanta parteciparono circa 10 mila atleti, istruttori e ausiliari. Ipotizziamo che partecipino una cifra uguale o maggiore, ci dobbiamo chiedere: quanti saranno gli atleti e gli istruttori del Terzo Mondo? Alcuni paesi sviluppati e ricchi parteciperanno con il numero totale di atleti che potranno classificare per gareggiare in quasi tutte le discipline. Non sembra possibile che le delegazioni di paesi poveri e in via di sviluppo possano fare lo stesso in questo momento. Ma per noi sarebbe perfettamente facile ospitare gratis gli atleti e il personale ausiliare e tecnico dei paesi del Terzo Mondo che ne abbiano bisogno per partecipare a queste Olimpiadi, sistemati in villaggi con tutte le comodità che hanno avuto quelli che ci hanno visitato nei Giochi Panamericani nel 1991, o in alberghi di quattro e cinque stelle, se lo vogliono. Parlo degli atleti del Terzo Mondo. Gli atleti dei paesi immensamente ricchi non hanno bisogno di alloggio gratis.

L'alimentazione, per gli atleti del Terzo Mondo, nei giorni di durata della competizione, anche se fossero tre settimane, Cuba può offrirla gratis. Non parlo di grosse offerte, ma cose giuste, ragionevoli, che cooperino realmente con la partecipazione di quelli che ne abbiano bisogno. Una cooperazione morale e materiale che non offenda nessuno, che non pretenda corrompere né comprare nessuno, sarebbe la nostra linea guida. A differenza di quanto accaduto recentemente in un'importante gara internazionale, affidata ad imprese private desiderose di avere profitti, sarebbe ridicolo non offrirla gratis a tutti quanti ne abbiano bisogno.

Il trasferimento interno, ad esempio, per gli atleti del Terzo Mondo che parteciperanno possiamo offrirlo gratis.

Assistenza medica immediata ed efficiente, giacché il nostro paese conta su un'ottima medicina sportiva e specialisti di alto livello in tutti i settori della salute, verrebbe offerta gratis agli atleti dei paesi del Terzo Mondo e a tutti gli atleti partecipanti; per Cuba e molto facile e a portata di mano. E, ribadisco, una cosa che per me è molto importante: la più ampia cooperazione con personale specializzato nella preparazione degli atleti dei paesi emergenti in un volume e livello di qualità che difficilmente possano offrire molti dei paesi del mondo ricco e sviluppato. Per questo occorre un uomo in grado di prestare la sua collaborazione in qualunque posto della Terra. E Cuba dispone in abbondanza di questo capitale umano.

Non entreremo all'asta, perché sarebbe indegno, parlo in termini di giustizia, di aiuto nei confronti dei più bisognosi, che sono i nostri fratelli; non stiamo parlando nei termini di pagare perfino i biglietti a tutti i partecipanti, né cose del genere. Vi sono altre forme di cooperare in questo aspetto. Abbiamo fatto congressi dove partecipano migliaia di insegnanti, o medici, o giovani e abbiamo trovato soluzioni per ridurre le spese dei visitatori nelle nostre linee aeree. Inoltre siamo stati sede di un Festival mondiale della Gioventù. Il nostro paese ha dimostrato che può fare cose dentro e fuori di Cuba. Lo dimostrano -e lo conoscono molti popoli- i 25 mila medici che hanno prestato servizi di salute gratis ad altri paesi per lunghi periodi.

E' il paese che oggi offre migliaia di medici in Centroamerica, ad Haiti, nel Nord dell'Africa Sudsahariana, dove la mortalità infantile è la più alta del mondo. I paesi ricchi non avrebbero offerto medici volontari a lavorare là, nelle più difficili condizioni, dove possono andare invece, volentieri, migliaia di medici di questo popolo fratello. Nel mondo ricco sono tutti abituati alla vita comoda e per nessun denaro vanno là dove vi siano zanzare, serpenti, mancanza di comunicazione, assenza di elettricità, dove hanno soltanto notizie del loro paese e della loro famiglia tramite una piccola radio a batterie di onda corta.

Abbiamo il capitale umano straordinario di cui vi parlavo in molti campi, non solo nello sport, non solo nell'istruzione. Mettiamo a disposizione borse di studio a giovani del Terzo Mondo perché diventino tecnici e specialisti sportivi. Mi chiedo se altri offrano lo stesso.

Per tale motivo, con un'elevata morale e una fiducia straordinaria nel nostro popolo, nella sua capacità di ospitalità e nella sua capacità di organizzazione, nelle sue risorse scientifiche e umane, nel suo tradizionale spirito ospitale e nella sua bella tradizione di rispetto verso tutti gli atleti che arrivano nel nostro paese, Cuba può organizzare con la più alta qualità ed efficienza i giochi olimpici. In nome di questi motivi e argomenti sopra citati, davanti a voi, coraggiosi e gloriosi atleti, ratifichiamo la decisione dopo aver spiegato i motivi per i quali chiediamo all'opinione pubblica mondiale e a tutti i comitati olimpici, specialmente dei paesi del Terzo Mondo, che appoggino il diritto di Cuba di essere sede delle Olimpiadi.

Patria o Morte!

Vinceremo!

(Ovazione)
 

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